Visita Pastorale marzo '09
5 MARZO: INCONTRO CON I CONSIGLI PASTORALI
Per una sintesi della serata clicca qui (collegamento al sito dell'Auditorium di Casatenovo)
“BENEDETTO COLUI CHE VIENE NEL NOME DEL SIGNORE”
è stato il grido gioioso, fiducioso, affettuoso ed entusiasta della gente di Gerusalemme all’ingresso di Gesù nella città santa.
Questi sentimenti, Eminenza reverendissima, sono oggi anche i nostri mentre l’accogliamo in mezzo a noi con tanta gioia e con tanto affetto per l’atto più importante e significativo a conclusione della Sua visita pastorale a questo decanato di Missaglia: la celebrazione dell’Eucaristia con i Sacerdoti che servono il popolo santo di Dio, che vive nelle 17 Parrocchie che compongono il nostro decanato e che oggi è qui convocato da Dio sotto la presidenza del Suo Arcivescovo, in unione con tante altre persone che seguono questa celebrazione attraverso la radio parrocchiale, in particolare i nostri cari ammalati.
Questa Eucaristia da Lei presieduta è una speciale manifestazione della chiesa che qui vive, ma è soprattutto un grande evento di Grazia, perché Lei è il nostro Pastore, è l’apostolo che ci collega direttamente a Gesù, sorgente d’acqua viva. Pertanto questa Sua presenza ci fa sperimentare la visita premurosa, misericordiosa, consolante e illuminante di Gesù. Una visita che riempie il nostro cuore di tanta gioia e che renderà ancora più profonda la nostra comunione con Gesù, con Lei e tra di noi.
La Sua parola ci aiuterà a ravvivare e a gustare il senso di appartenenza alla nostra bella e vivace Chiesa ambrosiana, da Lei presieduta con uno zelo infaticabile, come abbiamo potuto sperimentare nei giorni passati tra noi, e nelle Sue coraggiose scelte pastorali.
In comunione di preghiera con il nostro Pastore, carissimi fratelli e sorelle, vogliamo in questa S. Messa chiedere a Gesù di donarci con abbondanza il suo santo Spirito, perché rinnovi in ciascuno di noi l’impegno missionario per potare a tutte le persone che popolano sempre di più questo nostro territorio, qui rappresentato anche dai Responsabili civili dei nostri Paesi, l’annuncio gioioso del grande tesoro dell’amore di Dio, per contribuire, con la testimonianza della nostra vita, a edificare nella comunione nella collaborazione e nella corresponsabilità con tutti gli uomini di buona volontà, la civiltà dell’amore, in questo mondo che cambia velocemente e che ogni giorno presenta nuove sfide.
Carissimi,
saluto tutti voi nel nome del Signore Gesù e con l’affetto del suo cuore. Il mio primo saluto sento però di doverlo riservare ai miei confratelli nel Sacerdozio e davanti a tutti voi voglio dire loro i sentimenti della mia stima, della mia gratitudine, del mio affetto; e a voi chiedo di continuare ad amare i vostri Sacerdoti: sono preziosi, preziosissimi, perché a loro dovete chiedere sì tante cose ma soprattutto la cosa più decisiva per la vostra vita cristiana: dovete chiedere la cura e la salvezza della vostra anima.
E dopo i Sacerdoti vorrei salutare le Religiose, le Suore: ringraziarle perché, con la loro vicinanza alle situazioni più difficili, sono un’immagine concreta della maternità dolce, delicata, profonda della Chiesa. Le religiose le saluto di cuore perché richiamano a noi che spesso siamo smemorati, oppure preoccupati di tante piccole cose, ci richiamano il primato di Dio. Una giornata senza di Lui non è una giornata degna di un battezzato. Saluto anche i tanti chierichetti che sono in mezzo a noi e i ministranti all’altare. Io ho un sogno, e il sogno è che il Signore, lui che è così buono e grande nell’amore, chiami qualcuno di questi chierichetti a diventare Sacerdote. E allora noi tutti carissimi preghiamo perché come il Signore è largo nel donare la vocazione, renda il cuore di questi ragazzi adolescenti e giovani più generosi, più pronti a dire il loro sì al Signore che li chiama. Saluto anche il coro: sì ha una grande importanza nella vita della Chiesa perché il coro è chiamato a rendere bella, affascinante, la Liturgia delle nostre Comunità cristiane soprattutto la domenica. E a loro io chiedo di cantare, sì di cantare ma non soltanto con la loro voce, ma anche con il loro cuore, il loro cuore credente: che lodino davvero il Signore, certo qui in Chiesa, ma poi nei piccoli gesti di ogni giornata lungo la settimana così che sempre viva dentro di noi questo sentimento di lode al Signore. Poi mi trovo di fronte ai Sindaci, agli Amministratori comunali, alle Autorità civili e militari e allora sento il bisogno di rivolgere loro un saluto del tutto particolare. Tutti sappiamo che governare, amministrare, è sempre stata un’arte difficile, complessa, pesante; forse di questi tempi è un’arte particolarmente faticosa. Ed è per questo che io a voi assicuro la mia preghiera durante questa Eucaristia. Sì chiedo al Signore che sappiate essere sempre ricchi di intelligenza, di costanza, di coraggio, avendo come stella polare da seguire la ricerca e l’impegno per il bene comune, per il bene di tutti, e proprio per questo, per il bene in primo luogo dei più deboli e dei più bisognosi.
Ma qui ho davanti l’intero popolo di Dio e allora vorrei salutare in una maniera particolare, e a una a una, le diciassette Comunità parrocchiali di questo Decanato. Perché a una a una? Perché ogni comunità, anche la più piccola, ha la sua storia, ha il suo cammino spirituale, ha la sua ricchezza pastorale, avrà anche le sue fatiche, le sue difficoltà, ma anche le sue risorse. Proprio per questo io voglio salutarle e affidarle, ripeto, a una a una al Signore. E nello stesso tempo sento il bisogno di affidarle al Signore insieme, insieme perché fanno parte di un unico Decanato, peraltro un Decanato, sappiamo, antichissimo: e questo è molto bello perché diventa per noi una sfida. Se siamo antichi vuol dire che la fede viene da generazione in generazione, è giunta sino a noi e tocca a noi far sì che questo Decanato dalle radici così antiche manifesti e viva in maniera serena e coraggiosa la novità del Vangelo.
Ma, salutando le Parrocchie del Decanato, io devo salutare tutti quanti gli abitanti: oramai arriviamo come Decanato ai cinquantamila abitanti a cominciare dal tessuto più capillare ma anche più vitale di una popolazione e questo tessuto è dato dalle famiglie: chiedo al Signore che il suo disegno su tutte e su ciascuna famiglia, un disegno che peraltro corrisponde alle attese più profonde che sono stampate dentro al cuore di ogni uomo e di ogni donna, questo disegno si realizzi ed è quello di fare di ogni famiglia il luogo dell’amore, dell’amore vero, sincero, perenne, fedele, dell’amore coraggioso, coraggioso nel dare la vita, coraggioso ancora di più nel dare le ragioni della vita nell’impegno educativo. So che sempre ma oggi in particolare questo è un impegno molto molto faticoso, a tal punto che si rischia di rinunciare a questa responsabilità che il Signore ci ha affidato. Ma io so di contare su famiglie che sentono vivo questo sentimento dell’impegno educativo e so che insieme le famiglie con tante altre realtà educative presenti nel nostro Decanato, tutti insieme possiamo davvero assicurare il futuro con delle generazioni nuove ricche di umanità e ricche di fede. Così il pensiero dalla famiglia va ai ragazzi, agli adolescenti, ai giovani. Carissimi adulti, dobbiamo fare come il Signore, il quale ha tanta, tantissima fiducia in questi ragazzi, in questi adolescenti, in questi giovani: quelli che noi conosciamo, quelli che appartengono al momento storico che stiamo vivendo: il Signore di loro si fida. Io sono qui a chiedere a tutti gli adulti, ai genitori, ai maestri, agli insegnanti, agli operatori pastorali eccetera, sono qui a chiedere di avere questa fiducia e ai ragazzi, agli adolescenti, ai giovani, di dire loro poche parole, ma di dire loro una vita vissuta credendo a certi valori e incarnandoli questi valori nei gesti quotidiani della nostra esistenza. E’ attraverso la testimonianza che potremo far capire ai ragazzi, agli adolescenti, ai giovani che sì siamo fatti tutti per la libertà, ma per la libertà vera che è quella che sa assumersi le proprie responsabilità e questo può comportare anche sacrificio, la rinuncia, la moderazione e poi la fedeltà a degli impegni che sono stati assunti. E infine vorrei ricordare le persone anziane, i malati, gli infermi, i sofferenti nel corpo, nel cuore, nell’anima. Ecco per tutti questi sta la consolazione che viene da Dio. Ma Dio vuole che la sua consolazione passi attraverso di noi, attraverso la nostra vicinanza, la nostra prossimità, la nostra sensibilità, il nostro affetto, il nostro aiuto concreto. Dovrei continuare ancora ma non è possibile. Ecco allora vi devo dire dopo tutti questi saluti il motivo per cui sono davvero contento oggi di trovarmi in mezzo a voi. L’ha già indicato il Decano: è la celebrazione dell’eucaristia, l’amore di Dio in mezzo a noi e in mezzo a noi attraverso il dono che il Signore Gesù fa di se stesso perché noi che abbiamo fame e sete possiamo essere sfamati dal suo corpo e abbeverati dal suo sangue e in questo modo tutti quanti salvati. Questa eucaristia è il centro della vita cristiana, dei singoli e delle comunità ed è al centro della vita cristiana perché l’eucaristia è il principio e la forza della comunione che deve esistere fra di noi e nello stesso tempo è il principio e la forza del dinamismo missionario che deve caratterizzare oggi le nostre comunità. Ecco allora brevemente questi due pensieri che raccolgo il primo dalla lettera di Paolo, il secondo dalla lunga ma bellissima pagina del Vangelo di Giovanni. Paolo si rivolge ai cristiani di Efeso e li esorta. Vorrei riprendere io come Pastore di questa Chiesa le stesse esortazioni di Paolo. Paolo chiedeva di conservare l’unità dello spirito. Non c’è un bene più prezioso per i credenti che essere uniti, essere una sola famiglia, un solo corpo di Cristo, un unico tempio dello Spirito Santo, un cuor solo e un’anima sola. E Paolo dice agli Efesini: ma questo è un dono del Signore, è una grazia che viene dall’alto, è qualche cosa che non dobbiamo mai stancarci di invocare nella preghiera. Solo così possiamo davvero essere una comunione. Ma Paolo va avanti e dice: sì preghiamo, ma anche impegnamoci personalmente tutti insieme. In che modo? Coltivando delle virtù che sembrano piccole piccole e invece sono grandi e sono decisive. Bisogna coltivare, dice Paolo, l’umiltà, la dolcezza, la magnanimità o tolleranza, bisogna sopportarsi a vicenda nell’amore. Ecco se vogliamo essere una comunione e questo è un primo messaggio che io do in questa visita pastorale e chiedo che voi lo accogliate e lo trasmettiate a vostra volta ecco questo è il messaggio che preme più di tutti gli altri, il messaggio di essere davvero un’autentica comunione, una comunione fra di noi, nelle nostre famiglie, tra le diverse comunità parrocchiali dentro l’unico Decanato. Una comunione che significa aiutarci a vicenda, che significa non soltanto aiutarci a vicenda nelle iniziative che devono essere portate avanti ma aiutarci a vicenda anche nel pensare, nel ragionare, nel valutare com’è la situazione d’oggi e quindi impegnarci a elaborare dei progetti, dei cammini che tutti insieme dobbiamo percorrere per rendere davvero ricca di novità evangelica la nostra zona territoriale. Questo significa allora un impegno particolare per chi ha ricevuto la grazia e nello stesso tempo la responsabilità di far parte dei Consigli pastorali. I Consigli pastorali sono per così dire il vertice non soltanto della comunione che deve esistere tra di noi, ma il vertice della corresponsabilità, come diceva Papa W. “tutti siamo responsabili di tutti”. I membri del Consiglio pastorale questo impegno l’hanno come impegno prioritario. Poi abbiamo bisogno di stare uniti perché ci troviamo in un mondo che è segnato da tante tensioni e contrapposizioni, viviamo in una società conflittuale, viviamo in un mondo che è lacerato da tante forme di violenza e di ingiustizia, in un mondo così la comunità cristiana ha davvero una grande sfida che deve saper assumere con umiltà e con fierezza, la sfida di poter dire agli altri che l’essere in comunione è possibile, ed è bello anche se faticoso. E’ possibile, è bello, è faticoso ma è necessario se vogliamo vivere tutti quanti in pace. E l’ultimo messaggio lo prendiamo dalla pagina evangelica là dove questa donna di Samarìa a un certo punto lascia lì la sua anfora, corre in città e si mette a gridare e a dire a tutta la gente “Venite, venite a vedere un uomo che mi ha detto la verità, che non sia lui il Messìa, che non sia lui il salvatore del mondo”. Ecco questa donna si è incontrata con Cristo e questo incontro l’ha cambiata, l’ha cambiata radicalmente: per questo non può stare ferma, deve correre, deve andare in città, deve gridare, deve portare un annuncio: E’ diventata questa donna una missionaria, una evangelizzatrice, un’apostola. Ebbene carissimi tutti noi che ci incontriamo con il Signore Gesù la domenica uscendo dalla Chiesa non dovremmo mai dimenticare che usciamo con una grazia e con una responsabilità in più: la grazia e la responsabilità di essere così, con tanta semplicità ma anche con tanto impegno, essere testimoni del Signore Gesù e non soltanto suoi discepoli, apostoli, missionari, comunicando agli altri il dono più bello che ci è stato dato: la fede. La fede si trasmette nelle famiglie, certo anche nelle comunità cristiane, ma innanzitutto nelle famiglie, ciascuno di noi adulto se pensa alla sua storia cristiana, la sua fede la trova proprio lì, nel nucleo familiare sulle labbra e nel cuore del padre e della madre. E questa linea di trasmissione della fede è una linea che non va spezzata ma va recuperata, va resa più solida, perché non ce n’è un’altra per testimoniare l’amore a Cristo noi dobbiamo comunicare questo amore che sperimentiamo proprio grazie alla fede e insieme alla fede trasmettiamo la carità. Abbiamo bisogno di accogliere, di avere braccia più larghe, accogliere tutti, accogliere anche le giovani coppie, accogliere quelli che una volta non appartenevano ai nostri paesi, dobbiamo saper accogliere nello stesso tempo dobbiamo sapere venire incontro un una maniera particolare alle persone più sole, più dimenticate, più abbandonate. Trasmettiamo la fede, trasmettiamo la carità e allora concludiamo chiedendo al Signore che il nostro Decanato, così antico, brilli, continui a brillare di una novità permanente, la novità che ci viene dall’eucaristia, che ci viene dall’incontro con Cristo, che ci viene dalla testimonianza viva di una comunione più solida, che ci viene da un dinamismo irresistibile, il dinamismo di essere tutti quanti, dal primo all’ultimo non solo discepoli ma anche testimoni, apostoli, missionari di Cristo e del suo Vangelo.

LETTERA DELL'ARCIVESCOVO ALLE COMUNITA'
A CONCLUSIONE DELLA VISTA PASTORALE